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mercoledì 19 novembre 2008

Nikolaj Vasil’evic Gogol’.Biografia.



Nikolaj Vasil’evič Gogol’ (in russo Никола́й Васи́льевич Го́голь, pronuncia Nikalàj Vassìljevic Gógal ) (Bol’šie Soročincy (Poltava, in Ucraina), 20 marzo 1809 – Mosca, 21 febbraio 1852) è stato uno scrittore e drammaturgo russo.
Nasce il 20 marzo 1809 a Bol’šie Soročincy, un villaggio nell’Oblast di Poltava in Ucraina, da Vasilij Afanas’evič Gogol’, scrittore di commedie in lingua ucraina.
Inizia a frequentare nel 1818 la scuola a Poltava insieme al fratello minore Ivan; nel 1819, anno in cui muore Ivan, Gogol’ continua la sua istruzione con insegnanti privati.
Nel 1821 viene ammesso al liceo e nel 1825, anno in cui muore il padre, inizia a scrivere. Tra i racconti più significativi di questi anni : I masdanieri, una tragedia andata perduta, I fratelli Tverdislavič e Qualcosa su Nežin, ovvero pr gli stupidi la legge non è scritta.
Nel 1828, dopo aver terminato gli studi al ginnasio, si trasferisce a Pietroburgo. Dopo aver passato un periodo senza impiego, nel 1829 pubblica L’Italia e Hans Küchelgarten, un poema che Gogol’ brucia dopo una critica negativa. Ad agosto dello stesso anno intraprende un viaggio precipitoso a Lubecca, Travemünde e Amburgo, e al suo ritorno prova a lavorare come impiegato presso il Dipartimento dell’Economia di Stato e degli Edifico Pubblici. Nel 1830 viene assunto per un posto vacante di copista al Dipartimento degli Appannaggi di Corte; dopo aver scritto le prime prose (La sera della vigilia di San Giovanni, Etmanno), fa conoscenza con i poeti e letterati Vasilij A Zukovskij e Pëtr A.Pletnëv.
Nel 1831 conosce il poeta AleksandrPuškin e nelle stesso anno pubblicò, oltre le Veglie alla fattoria presso Dikan’ka, diverse opere: La fiera di Soročincy, La sera della vigilia di Ivan Kupalo, La notte di Maggio (o L’annegata) e La lettera smarrita. Nel 1832 pubblicò il secondo volume delle Veglie alla fattoria presso Dikan’ka e, durante un suo soggiorno a Mosca, conobbe molti intellettuali quali Micha
il Petrovič, Sergej Timofeevič Aksakov e Michail Nikolaevič Zagoskin.
Nel 1834, dopo aver passato una crisi creativa, grazie all’intervento di A.Puškin e V.Žukovskij, gli viene assegnato un posto di professore aggiunto presso la cattedra di Storia universale all’Università di Pietroburgo. In questo periodo lavora intensamente a otto racconti e due commedie, oltre a scrivere vari articoli per riviste letterarie.
Nel 1835, oltre a iniziare il romanzo Le Anime Morte, pubblica le raccolte Arabeschi(La prospettiva Nevskij, Diario di un pazzo, Il ritratto) e Mirgorod (Possidenti di antico stampo, Taras Bul’ba, Vij, Come Ivan Ivanovič litigò con Ivan Nikiforovič). Per “motivi organizzativi” non gli fu rinnovato l’incarico di Professore, così, nel 1836, si dedicò febbrilmente alla produzione di racconti, pubblicati sulla rivista di A.Puškin, Sovremennik (tradotto in Italiano: Il contemporaneo). Tra questi racconti spiccano: Il calesse, La mattinata di un uomo molto occupato, Il naso e l’articolo Della letteratura nelle riviste del 1834-1835, Ispettore Generale. A giugno parte per l’estero: Amburgo, Düsseldorf, Aquisgrana, Francoforte, Baden-Baden, e Ginevra dove riprende il lavoro sulle Anime Morte.
Nel 1837 va a Parigi, poi passando per Genova, va a Firenze e Roma dove conosce il pittore Aleksandr A. Ivanov. Prosegue i suoi viaggi in Germania e in Svizzera, dopodichè torna a Roma, va a Milano e poi di nuovo Roma, dove vive in via Santo Isidoro n.17 fino a giugno1839 (a parte dei brevi soggiorni a Napoli e Parigi). Vengono a trovarlo V.Žukovskij con il principe ereditario e il principe Iosif M.V’el’gorskij. Frequenta diversi scrittori russi residenti nella città del Papa, specialmente Ivanov e Šapovalov. Conosce il letterato Pagodin e Giuseppe Giacchino Belli ed oltre a lavorare intensamente a Le Anime Morte, inizia a studiare la lingua italiana in occasione della sua permanenza in Italia.
Nel 1839 cura J.V’el’gorskij che muore tra le sue braccia il 21 maggio, poi torna a Mosca; fa visita a sua madre, a giugno del 1840 soggiorna per un paio di mesi a Vienna dove si ammala gravemente, poi, passando per Venezia, ritorna per un anno a Roma. Qui scrive una nuova versione del racconto Il ritratto, Taras Bul’ba e L’ispettore generale.
Nell’agosto 1841 intraprende un viaggio a Düsseldorf, Francoforte, Hanau; poi passando per Dresda e Berlino, a metà ottobre giunge a Mosca dove si occupa dell’edizione della I parte delle Anime Morte; il testo viene respinto dal comitato della censura.
Nel 1842 Gogol’ affida il manoscritto delle Anime Morte a V.Belinskij che lo porta a Pietroburgo, dove il romanzo riesce ad ottenere il permesso della censura in marzo. Passando per Berlino e Gastein, giunge in settembre a Roma insieme al poeta Nikolaj M.Jazkov, ed affitta una casa in via Felice n.126; lavora alla II parte delle Anime Morte e pubblica il frammento Roma.
Nel 1843 pubblica le sue opere in quattro volumi, dove per la prima volta appare il magistrale racconto Il cappotto. Ad aprile parte per Firenze, Verona, Gastein, Monaco, Francoforte, Stoccarda, Baden-Baden, Düsseldorf, e passa l’inverno a Nizza dove lavora alla II parte delle Anime Morte.
Fino a marzo del 1844 soggiorna a Nizza nella cerchia della Smirnova; in seguito riprende il viaggio: Darmstadt, Francoforte, Ostenda, dal settembre è ospite di V.Žukovskij a Francoforte, il lavoro sul romanzo si ferma e Gogol’ si sente ammalato di nervi.
Nel 1845 si ammala a Francoforte e si trasferisce prima a Praga, poi torna nuovamente a Roma, dove continua il lavoro del secondo volume de Le Anime Morte. Pubblica i Brani scelti della corrispondenza con gli amici, cui seguono polemiche con S.Aksakov, M.Pogodin e A.Ivanov, e diventa amico del religioso Konstantinovskij, che finisce per aggravare la sua nevrosi.
Nel 1848 visita Malta, Costantinopoli, Gerusalemme e Odessa; torna a Mosca in settembre, dove incontra il drammaturgo Aleksandr Ostrovskij, soggiorna prima in casa di M.Pogodin, in seguito dal conte A.P.Tolstoj. Tra il 1849 e il 1851 vive tra Mosca, Odessa, e Vasil’evka, lavora intensamente alla II parte de Le Anime Morte e il suo stato di salute peggiora notevolmente.
Il 1° gennaio 1852 Gogol’ comunica all’editore di aver terminato la II parte delle Anime Morte; a fine gennaio ha dei colloqui con padre Matvej che lo sconvolgono; nella notte tra l’11 e il 12 febbraio brucia la II parte de Le Anime Morte. Immediatamente dopo rifiuta qualsiasi nutrimento. Il 21 febbraio alle otto del mattino lo scrittore muore. Viene sepolto quattro giorni dopo nel Monastero di S.Danilo.

venerdì 17 ottobre 2008

Victor Hugo. Biografia.


Victor-Marie Hugo (Besaçon, 26 febbraio 1802 – Parigi, 22 maggio 1885) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo francese, considerato il padre del Romanticismo in Francia. Seppe tenersi lontano dai modelli malinconici e solitari che caratterizzavano i poeti del tempo, riuscendo ad accettare le vicissitudini non sempre felici della sua vita per farne esperienza esistenziale e cogliere i valori e le sfumature dell'animo umano.I suoi scritti giunsero a ricoprire tutti i generi letterari, dalla poesia lirica al dramma, dalla setira politica al romanzo storico e sociale, suscitando consensi in tutta Europa.
Nasce il 26 febbraio 1802 a Besaçon nella Franca Contea, dove il padre Léopold-Sigismond Hugo (1773-1828), conte napoleonico e militare dell'esercito di Giuseppe Bonaparte, si trova di guarnigione, e lo segue poi, insieme alla madre Sophie Trébuchet (1772-1821) e ai fratelli Abel Hugo (1798-1855) e EugéneHugo (1800-1837), prima a Parigi, poi anche a Napoli e in Spagna: a Napoli il padre riveste un ruolo decisivo nella cattura del brigante Fra Diavolo e per questo viene nominato governatore di Avellino; in Spagna ottiene da Giuseppe Bonaparte il grado di generale. Il giovane Victor manterrà sempre memoria di questi luoghi visti da bambino.Dal 1813 tuttavia i suoi genitori si separano e la madre, insieme al generale Victor Fanneau de la Horie, si stabilisce a Parigi. Qui Hugo frequenta il Politecnico dal 1815 al 1818, per volere del padre, ma ben presto abbandona gli studi tecnici per dedicarsi alla letteratura.
Scrive le Odi, che furono la sua prima composizione letteraria. Insieme ai fratelli fonda il foglio Le Conservateur littéraire (1819), e nello stesso anno vince un concorso dell'Académie des Jeux floraux. Inizia poi a frequentare il liceo Louis-le-Grand, e partecipa agli incontri del Cenacolo di Charles Nodier, culla del Romanticismo nascente. Scrive poi Odi et poesie diverse (1822) e molti altri scritti, fino a Odi e ballate, che gli valgono una rendita di mille franchi da parte del re LuigiXVIII.
Il 12 ottobre del 1822 sposa, nella chiesa di Saint-Sulpice di Parigi, Adèle Foucher, una sua amica d'infanzia; nasceranno cinque figli:Léopold (16 luglio – 10 ottobre 1823); Léopoldine (28 agosto 1824 – 4 settembre 1843); Charles (4 novembre 1826 – 13 marzo 1871); François–Victor (28 ottobre 1828 – 26 dicembre 1873); Adèle (24 agosto 1830 – 21 aprile 1915), l'unica a sopravvivere al padre ma che trascorrerà molti anni in una casa di riposo a causa del suo stato mentale alterato.
La scoperta, dopo qualche anno, del tradimento della moglie con l'amico di famiglia Sainte-Beuve lo porterà a condurre una vita di libertinaggio; sua amante per circa cinquant'anni sarà Juliette Drouet, un'attrice teatrale conosciuta durante le prove di Lucrezia Borgia, nel 1833. Juliette Drouet gli restò sempre vicina (salvandolo anche dalla prigione in occasione del colpo di stato di Napoleone III) nonostante le molteplici infedeltà dell'amante: per lei scriverà molti poemi, tra cui un Libro dell'anniversario compilato dai due ogni anno, il giorno dell'anniversario, appunto, del loro primo incontro. Una svolta epocale nella storia della letteratura avviene nel 1827, con l'uscita del dramma storico Cromwell, considerato il manifesto delle nuove teorie romantiche. Nella lunga prefazione, Hugo si oppone alle convenzioni del ed espone le sue teorie sul teatro e sulla letteratura in generale, che metterà poi in pratica nel dramma Hernani, del 1830, data che segna, convenzionalmente, l'inizio del Romanticismo in Francia.
Inizia un periodo molto produttivo per lo scrittore: pubblica un romanzo, Notre-Dame de Pris, del 1831, accolto da un immediato e amplissimo successo; raccolte di poesie, Le foglie d'autunno dello stesso anno e I canti del crepuscolo del 1835; altri drammi, come per esempio Ruy Blas nel 1838. Incontra Hector Berlioz, Chateaubriand, Franz Liszt, Giacomo Meyerbeer; nel 1841 viene ammesso all'Académie française, dove occupa il seggio numero 14.
Nel 1843 muoiono tragicamente la figlia Léopoldine e il genero Charles Vacquerie, annegando nel corso di una gita in barca; Hugo apprende la notizia al rientro da una vacanza, leggendola sul giornale Le Siècle. La tragedia, unita all'insuccesso del suo lavoro teatrale I Burgravi del 1845, gli causa una grave depressione che lo tiene lontano dal mondo letterario per dieci anni.
Intanto viene nominato Pari di Francia dal re Luigi Filippo d'Orléans. Nel 1848 entra a far parte come deputato dell'Assemblea Costituente, ma il colpo di stato che nel 1851 portò al potere Napoleone III segna l'inizio del suo declino politico: dapprima Hugo appoggia l'elezione del giovane Luigi-Napoleone Bonaparte alle presidenziali, ma poi — quando il nuovo presidente, futuro imperatore, inizia a prendere provvedimenti anti-liberali quali l'abrogazione della legge elettorale del 1850, riducendo di un terzo gli aventi diritto al voto — ne prende le distanze; inutile sarà il tentativo del Comitato di resistenza repubblicana, di cui fa parte insieme a Schœlcher, per sollevare la popolazione parigina: a Hugo, strenuo difensore di un regime liberale, non resta che attaccarlo con scritti e discorsi contro la miseria e le repressioni, che diventavano nel frattempo sempre più intolleranti.
Dopo il 2 dicembre 1851, Hugo deve partire per l'esilio. Parte inizialmente per Bruxelles, poi si trasferisce nell'isola di Jersey e infine a Guernesey, rifiutando l'amnistia proclamata dall'imperatore.
Inizia qui a prendere forma la sua mitica figura poetica e ideale di "Padre della patria in esilio"; gli anni trascorsi a Guernesey lo rendono così famoso che gli arrivano lettere indirizzate a "Victor Hugo — Oceano". Riprende la sua attività letteraria nel segno della satira politica, nella raccolta di poemi I castighi (1853), che prende di mira il Secondo Impero; il ricordo del passato e in particolare della figlia Léopoldine affiora nella raccolta Le contemplazioni 1856); questi sono anche gli anni dell'impegno su un piano politico più alto, idealizzato, che dà vita a La leggenda dei secoli (pubblicata in tre parti tra 1859, 1877 e 1883), che ripercorre la storia dell'umanità dalla Genesi al XIX secolo, così come a I miserabili, romanzo del 1862, I lavoratori del mare del 1866 e L'uomo che ride del 1869.
La vita non gli risparmiò i dolori: nel 1855 muore il fratello Abel, nel 1863 la figlia Adèle impazzisce scappando in Canada, nel 1868 muoiono anche la moglie e alcuni nipoti; in tutte queste disgrazie ha però sempre accanto la fedele Juliette.
A partire dagli anni sessanta viaggia per tutto il lussemburgo e percorre il reno, ma nel 1870 viene espulso dal Belgio per aver dato asilo a dei communard ricercati nella capitale francese, e trova rifugio di nuovo nel Granducato, per tre mesi, e in seguito a Vianden, Diekirch e Mondorf-les-Bains (dove segue una cura termale).
Il suo rientro in patria avviene il 5 settembre 1870, dopo la caduta di Napoleone III e l'instaurarsi della Terza Repubblica francese: Hugo è accolto da una folla acclamante ed entusiastica, e la sua casa diventa nuovamente luogo di incontro tra letterati; fino alla sua morte, rimarrà un nume tutelare della repubblica restaurata.
Riprende in questi anni la produzione letteraria con il romanzo Novantatré (1874); scrive anche poesie, alcune riguardanti la sua vita famigliare, come I miei figli (1874), e altre satirico-politiche, come Il papa (1878) e Torquemada (1882), un'opera sul fanatismo dell'inquisizione. Nel 1876 ritorna a far parte del Senato.
Nel 1878 è colpito da una congestione cerebrale, mentre i festeggiamenti per il suo ottantesimo compleanno — pubblicamente celebrati — vengono offuscati dalla morte di Juliette Drouet. Muore il 22 maggio 1885, e la sua salma viene esposta per una notte sotto l'Arco di Trionfo e vegliata da dodici poeti, anche se, in ottemperanza alle sue ultime volontà, le esequie hanno luogo nel corbillard des pauvres. Il 1° giugno, dopo aver esitato per il cimitero del Père Lachaise, è portato al Pantheon appena inaugurato. Si calcola che tre milioni di persone siano venute a rendergli omaggio in quell'occasione, mentre cronisti riportano che le prostitute della città per quella notte lavorarono gratuitamente.

giovedì 14 agosto 2008

Ivan Aleksandrovič Gončarov

Ivan Aleksandrovič Gončarov (in russo Иван Александрович Гончаров ), nasce a Simbirsk il 6 Giugno del 1812, in una agiata famiglia di mercanti; suo padre era un facoltoso statale.
Tra il 1817 e il 1830 riceve la sua educazione seguito, tra le mura domestiche, da un prete molto severo, ma estremamente colto, grazie al quale poté leggere poeti e scrittori russi, quali Cherasov, Ozerov, Deržavin, oltre alle opere storiche e resoconti di viaggio.
Nel 1831/1833 si iscrive alla facoltà di Filologia presso l’Università di Mosca; terminata questa esperienza, torna a Simbirsk dove entra nella burocrazia imperiale.
Tra il 1837 e il 1846 si trasferisce a Pietroburgo, dove trova lavoro presso il dipartimento del commercio estero del Ministero delle Finanze. È in questo periodo che conosce Majkov e Belinskij.
Nel 1847 pubblica il suo primo romanzo, Una storia in comune, seguito dal racconto, scritto secondo i dettami della scuola “naturale”, Ivan Savvič Podžabrin.
Tra il 1852 e il 1854 partecipa, in qualità di segretario, alla spedizione dell’ammiraglio Putjatin in Inghilterra, Africa, Cina e Giappone. Questa esperienza rappresenta la sua unica avventura che descrive poi in un resoconto di viaggio, La fregata Pallada, pubblicato nel 1858.
Nel 1855 pubblica il romanzo Oblomov, riscuotendo immediato e vasto successo.
Tra il 1856 e il 1867, rientrato a Pietroburgo, ricopre l’incarico di censore e parallelamente collabora con il giornale “La posta del nord”. Diviene poi membro del Consiglio per gli affari di stampa.
Tra il 1868 e il 1890, lasciato l’ufficio di censore e ritiratosi a vita privata, pubblica nel 1869 il suo terzo romanzo, Il burrone. Scrive poi brevi racconti e saggi critici, tra i quali il più significativo resta senz’altro Un milione di tormenti sulla commedia Che disgrazia l’ingegno! di Griboedov.

Scapolo irriducibile, muore solo, a San Pietroburgo il 27 Settembre 1891, lasciando i suoi beni alla vedova del suo domestico.

mercoledì 30 luglio 2008

Dostoevskij, biografia.


Fëdor Michàjlovič Dostoevskij nasce a Mosca il 30 ottobre 1821, in una famiglia di mercanti, secondogenito di sette fratelli. La madre, Már’ja Fëdorovna Mariinskaja, è molto religiosa, colta, sensibile. Il padre, Michaìl Andrèevič Dostoevskij, medico militare, discende da nobili lituani, in seguito decaduti. Dell’indole del padre non si sa granché: alcuni biografi, considerando anche le figure paterne dei romanzi dostoevskiani, lo descrivono senz’altro come un uomo collerico e turpe, Dostoevskij, dal canto suo, non ne parlò mai diffusamente; si deduce, tuttavia, che almeno durante la prima infanzia dello scrittore la sua casa fosse relativamente serena.
Nel 1834 Dostoevskij e il fratello Michail entrano nella scuola-pensionato di Čermak, riservata alla buona società russa; si appassiona di storia e di romanzi.
Nel 1837 la madre muore di tisi, la famiglia si disgrega: Dostoevskij parte per Pietroburgo, dove l’anno successivo è ammesso alla Scuola d’Ingegneria; legge avidamente e come tutti gli studenti dell’epoca ha un crescente bisogno di denaro; nel frattempo il padre, ritiratosi nella sua tenuta acquistata a Čermašnija, si dà al bere e a giugno del 1838 viene assassinato da alcuni contadini che si volevano vendicare delle brutalità che egli era solito commettere.
Nel 1843 Dostoevskij esce dalla Scuola d’Ingegneria; la rendita paterna e lo stipendio d’ufficiale gli permetterebbero di condurre una vita relativamente agiata, se non fosse per la straordinaria facilità con cui spende il suo denaro.
Nel 1844 decide che la sua vocazione letteraria è la letteratura e dà le dimissioni dall’impiego per poter dedicare a essa tutto il proprio tempo. Scrive Povera gente, Il sosia, Il signor Procharcìn e nel 1847 comincia a frequentare il circolo del letterato socialista Butaševič-Petrašeevskij, dove si tengono, con una segretezza quasi cospiratoria, conferenze e dibattiti su opere contrabbandate in Russia, vietatissime alla censura: Saint-Simon, Fourier, Strauss, Cabet, Helvétius e altri.
Scrive diversi racconti e nel 1848 inizia a frequentare il circolo del giovane poeta Durov, di tendenza radicale, e di Nikolaj Spešnëv, socialista d’aspirazioni rivoluzionarie. Inizia a lavorare al romanzo I demoni.
Il 23 Aprile del 1849 viene arrestato, insieme ad altri trentatré membri del circolo Petraševskij. La condanna a morte viene all’ultimo momento commutata in quattro anni di lavori forzati, con successivo arruolamento obbligato nell’esercito come soldato semplice, senza diritto di promozione.
Fino al 1853 sconta la pena e poi, fino al 1856, presta servizio come militare; in quest’ultimo periodo riesce a leggere molto e scrivere le annotazioni necessarie per il suo futuro memoriale della galera, Memoria da una casa morta.
Nel febbraio 1857 sposa Mar’ja Dmìtrievna Isaeva e in aprile gli viene restituita la nobiltà e concordato il permesso di pubblicare. La dispensa dal servizio è ottenuta in forza dell’aggravarsi dell’epilessia di Dostoevskij.
Solo nel dicembre del 1859 lo scrittore riacquista pienamente lo status di uomo libero e si stabilisce a Pietroburgo. Ripristina i suoi rapporti con l’intellighenzia pietroburghese e fonda insieme a suo fratello Michail la rivista «Vremja» (Il tempo), che verrà soppressa nel 1863. Nel frattempo scrive diversi racconti, articoli, bozzetti, prefazioni, note redazionali e pubblica Umiliati e offesi e Memoria da una casa morta.
Dal 1862 inizia a viaggiare all’estero, visitando parecchie città: Berlino, Dresda, Wiesbaden, Baden-Baden, Colonia, Parigi, Londra, Ginevra, Lucerna, Torino, Genova, Firenze, Milano, Venezia, Vienna. Nei suoi frequenti viaggi perderà ingenti somme di denaro nei casino e avrà una relazione extraconiugale con la giovane Apollinarija Suslova.
Nell’aprile 1864 muore la moglie di tisi e in luglio muore il fratello Michail, lasciando debiti ingentissimi, a cui Dostoevskij cerca disperatamente di porre rimedio. L’anno dopo fallisce «Epocha» (L’epoca), rivista che aveva fondato nel 1863 con Michail e dovendo mantenere anche la famiglia del fratello, tira avanti a forza di prestiti e anticipi sui romanzi che va progettando. Vende all’editore Stellovskij il diritto a un’edizione delle sue Opere complete, ma lo strano contratto include un romanzo nuovo, che Dostoevskij si impegna a scrivere entro il 1° novembre 1866 e la mancata consegna del quale comporterebbe la cessione a Stellovskij di tutti i diritti d’autore di Dostoevskij per nove anni. Pagati i debiti più importanti riparte per l’estero dove perde tutto alla roulette e tramite altri prestiti riesce a tornare in Russia. Vivendo in miseria dedica il suo tempo alla stesura di Delitto e Castigo e solo ai primi d’ottobre 1866 comincia a lavorare al romanzo promesso a Stellovskij, Il giocatore, aiutato da una stenografa, Anna Grigor’evna Snitkina, che diventerà sua moglie a febbraio 1867. Lo scrittore con la nuova moglie risiedono all’estero fino il 1871; nel frattempo Dostoevskij perde ancora ingenti somme di denaro al gioco e nei momenti più disastrosi riesce a dedicarsi con maggior concentrazione ai suoi scritti: L’idiota, L’eterno marito e I demoni.
Ritornato in patria, Dostoevskij riallaccia i suoi rapporti con l’ambiente intellettuale e nel frattempo riesce lentamente a sottrarsi al rischio del completo dissesto economico, grazie alla sua assunzione come redattore-capo nella rivista «Graždanin» (Il cittadino).
Nel gennaio 1873 la moglie Anna comincia a pubblicare in proprio le opere del marito e l’iniziativa ha successo. Intanto Dostoevskij si dedica al romanzo L’adolescente e al Diario di uno scrittore, in fascicoli mensili d’una ventina di pagine l’uno, prima in collaborazione con la rivista per la quale lavora e dal 1875 in proprio.
Nel 1878 Dostoevskij è eletto membro dell’Accademia delle Scienze in Russia, onore toccato in precedenza soltanto a Tolstoj e a Turgenev.
Nell’autunno 1880 finisce I Fratelli Karamazov.
Muore il 28 gennaio 1881. Il 31 gennaio, al monastero di S.Aleksandr Nevskij, Dostoevskij ha funerali maestosi con una folla computata attorno alle sessantamila persone.